
Torre del Cardo venne costruita intorno al XVI secolo e prende
il nome dalla strada romana, denominata “Cardo”, che attraversava la
città da nord a sud ed ha la particolarità di far segnare alla bussola,
alle sue spalle, nord ed alla sua entrata sud.
Oltre a questo, essa è connotata da una singolare leggenda. Si racconta
che intorno alla metà del ‘400 la splendida, ma agreste, zona delle
Murge tarantine fino al basso Salento, era tormentata dai continui
saccheggi da parte di una banda chiamata “Banda dei 24 ladroni”, la
quale perpretava le proprie azioni a scapito dei ricchi e dei nobili
del tempo. La fama di questi banditi divenne maggiore quando essi
riuscirono a mettere a segno un grosso “colpo” a scapito della
ricchissima Baronessa Maria d’Enghen, la quale viveva nel Castello di
Copertino, e che, alla morte del marito, divenne l’unica erede di
un’elevatissima quantità di denaro.
Irruppero in casa e, scovata la Baronessa, la banda recuperò il
bottino, nascondendo il tesoro in un luogo desolato.
Quattro secoli più tardi, si narra che il tesoro venne recuperato da un
gruppo di briganti, che vivevano nella zona, i quali lo nascosero
all’interno di una “capasa” celata nella Torre e che lì vi avevano
fatto un incantesimo per proteggere le loro ricchezze.
Nel corso degli anni, la Torre visse in uno stato di abbandono, ma la
sua fama aumentò proprio per la storia che voleva vedere, in essa,
nascosto il tesoro dei briganti.
La leggenda narra di un contadino coraggioso, ma dal cuore troppo
generoso, che un giorno incontrò, nelle campagne adiacenti alla Torre,
un vecchio saggio, il quale gli raccontò la storia del “Tesoro ti lu
Cardu”.
Il vecchio saggio disse al contadino che per trovare il Tesoro si
sarebbe dovuto recare in cima alla Torre, la notte del Venerdì Santo,
con un bimbo in fasce e un agnello consacrato e che, una luce, lo
avrebbe condotto alla stanza del tesoro.
Il contadino attese con impazienza il giorno prestabilito, ma si recò
nel luogo senza bimbo e senza agnello, sia perché era
convinto che avrebbe dovuto
sacrificare l’infante e sia perché, essendo la notte dei
sepolcri, non avrebbe trovato alcun prelato che potesse benedire
l’animale.
Cominciò a salire la scala, ma, percorsi pochi gradini, si sentì preso
violentemente alle spalle da una forza sconosciuta e, liberandosi,
fuggì via terrorizzato.
Il contadino raccontò a tutti che la forza che lo aveva sorpreso quella
notte era quella dello spirito dei briganti che proteggeva la Torre ed
il suo tesoro.
Molti, da allora, hanno continuato a cercare il tesoro, altri
raccontano sia stato trovato, oggi c’è chi continua a cercarlo, rapito
dall’atmosfera fiabesca e leggendaria della Torre del Cardo che rende
tutto affascinante e nella quale si percepisce la presenza dello
spirito dei briganti che è lì, a distanza di secoli, a difendere
l’anfora del tesoro nascosto. Il contadino attese con impazienza il
giorno prestabilito, ma si recò nel luogo senza bimbo e senza agnello,
sia perché era convinto che avrebbe dovuto sacrificare l’infante e sia
perché, essendo la notte dei sepolcri, non avrebbe trovato alcun
prelato che potesse benedire l’animale.
Cominciò a salire la scala, ma, percorsi pochi gradini, si sentì preso
violentemente alle spalle da una forza sconosciuta e, liberandosi,
fuggì via terrorizzato.
Il contadino raccontò a tutti che la forza che lo aveva sorpreso quella
notte era quella dello spirito dei briganti che proteggeva la Torre ed
il suo tesoro.
Molti, da allora, hanno continuato a cercare il tesoro, altri
raccontano sia stato trovato, oggi c’è chi continua a cercarlo, rapito
dall’atmosfera fiabesca e leggendaria della Torre del Cardo che rende
tutto affascinante e nella quale si percepisce la presenza dello
spirito dei briganti che è lì, a distanza di secoli, a difendere
l’anfora del tesoro nascosto.